Roma - dai bar ai ristoranti serrande a metà: il ritorno dei dienti resta un`incognita

Se qualcuno aveva immaginato che il 18 maggio 2020 potesse passare alla storia come l'R-Day, il giorno dei ristoranti dopo la più grande chiusura collettiva del dopoguerra, è rimasto deluso.

 

All'incirca la metà dei locali ha riaperto, molti hanno ritenuto non convenisse; qualcun altro aspetta di capire che cosa succede, se la gente ha ancora voglia di andare a mangiare fuori; altri ancora hanno bisogno di giorni per adeguare gli spazi alle regole che sono diventate definitive soltanto sabato.

 

E i ristoranti che hanno aperto in fondo hanno dato ragione a chi ha tenuto le serrande abbassate: tutti semivuoti. Differente il discorso per i bar, che già da due settimane avevano iniziato la loro Fase 2 con l'asporto: tutti o quasi aperti, finalmente la possibilità di prendere un caffè al bancone quasi come ai vecchi tempi. Un po' più di via vai, ma il monte scontrini è lontano da quello di un qualsiasi lunedì.

 

La situazione si rianima all'ora dell'aperitivo, nei quartieri della movida che a Milano, a Roma, a Padova e nelle altre città si affollano di sollievo. Spritz, ci sei mancato. A essere più penalizzate sono le città d'arte, prive di turisti stranieri e italiani di altre regioni. Ma anche Milano, dove pure la città è tornata in forma quasi pre-lockdown, in pochi si avventurano dentro i ristoranti, preferendo se ci sono i tavolini all'aperto di chi ha la fortuna di.

 

Così c'è abbastanza gente al Gud di City Life, che ha un grande giardino. E a cena chi come il Finger's Garden di Roberto Okabe in via Keplero (zona Gioia) ha deciso di riaprire già da ieri grazie al vasto giardino zen ha un buon riscontro. Stessa situazione a Roma, dove però si nota una maggiore differenza tra il centro storico e la periferia.

 

I ristoranti tra piazza Navona, San Pietro, piazza di Spagna in molti casi sono rimasti sbarrati a causa della mancanza di turisti e pellegrini. Nelle altre zone, fatte di ristoranti più semplici frequentati da impiegati in pausa pranzo e da famiglie, qualche scontrino è stato battuto.

 

«Da una prima stima - spiega Claudio Pica di Fiepet-Confesercenti - possiamo dire che su tutto il territorio capitolino il 65-70 per cento degli pubblici esercizi ha riaperto. Complessivamente, rispetto ai bar, alle pizzerie e alle gelaterie, il dato più negativo riguarda il segmento dei ristoranti».

 

La situazione è sintetizzata da un video che spopola online in cui un ristoratore (vero) di Foggia risponde a una telefonata (falsa) di una cliente che vuole prenotare. Lui le chiede di prendere carta e penna e poi le da una serie di prescrizioni semiserie che alla fine mandano a monte la prenotazione. Così fa ridere, ma di rabbia.

 

«Oggi non ha molto senso riaprire - spiega Marcello Catuogno, titolare delle Antiche Mura a Mondello, spiaggia di Palermo -. E chi deci- de diversamente rischia di fallire nel giro di poco tempo tra misure restrittive e ordinanze caotiche». A Pescara Ferraioli, uno dei più noti ristoranti di pesce della costa adriatìca, apre oggi ma sostiene di avere già delle prenotazioni, ma la gran parte dei locali del centro restano sbarrati. «Aprire? Per chi? - si chiede l'Unione dei ristoranti del Buon ricordo -.

 

Il dpcm con le regole da seguire sono arrivate solo qualche ora prima e la ristorazione italiana è invitata ad aprire di corsa, rischiando di non essere pronta dal punto di vista della sicurezza sanitaria, senza aver visto praticamente ancora nessun aiuto economico». L'appetito è tutt'altro che buono. Secondo uno studio di Bain&Company il lockdown ha causato perdite di fatturato per circa 14 miliardi di euro e messo a rischio 230mila posti di lavoro.

 

Stralcio da IlGiornale