Roma: benvenuta tassa sulla pipì - Bar e ristoranti sono pronti

Commercio L'uso del wc a pagamento piace agli esercenti Resta il dubbio su quanto costerà: 50 centesimi, uno o due euro?

Gli esercenti sono pronti. Almeno quelli del centro storicoo e delle zone a più alto passaggio turistico, faranno pagare l'uso del bagno ai non clienti. Alcuni metteranno cartelli indicando che chi non consuma non può accedere o, più velatamente, che i servizi igienici sono a disposizione di chi ha appena preso magari solo un caffè.

 

Tutti coloro che seguiranno questa strada, comunque, dovranno esporre chiaro il prezzo per far tirare lo sciacquone. La norma inserita nel nuovo Testo unico sul commercio della Regione Lazio piace alle associazioni del settore, che non fanno mistero di aver chiesto un chiarimento normativo su quello che fino ad oggi è stato un uso piuttosto comune dei bagni negli esercizi pubblici. Entro, chiedo e vado, anche se magari non ho consumato. In verità sono più che altro i turisti ad avere questa abitudine, visto che l'alternativa di un bagno pubblico resta difficile da seguire per la loro pochezza e le pessime condizioni in cui si trovano.

 

Vero è che non è raro assistere negli esercizi pubblici di zone come Colosseo, Fori Imperiali, Pantheon, a file, davanti alla porta del bagno, anche di 60-70 persone. Una situazione insostenibile per Luciano Sbraga, della Fipe-Confcommercio: «Abbiamo chiesto una norma che vale m tutta Italia perché non si può obbligare nessun esercente a mettere il bagno a disposizione dei non clienti. Sono aziende private che danno un servizio e come tale, se vogliono, quel servizio possono farlo pagare». E se il Comune volesse ristabilire quanto valeva in passato e facesse un'ordinanza per rendere obbligatorio e gratuito l'uso dei bagni per tutti? «Faremo immediatamente ricorso», risponde Sbraga. Che poi chiarisce «l'obiettivo del titolare dell'esercizio non è quello di fare business, ma solo di ristabilire un principio. Ora la Regione lo ha fatto e di questo siamo molto contenti». Resta da capire quanto costerà questo servizio ai non clienti. C'è chi suggerisce 50 centesimi, chi un euro, chi due o tré euro ma c'è anche chi sostiene che non saranno cosi tanti gli esercizi pubblici il cui bagno diventerà a pagamento per i non consumatori.

 

«Stimiamo un 20% degli esercizi ma solo nelle zone a ridosso di siti archeologici o monumenti - chiarisce Claudio Pica, Presidente Fiepet-Confesercenti di Roma - anche perché quello che vorremmo succedesse, e sarà la nostra indicazione agli associati, è di approfittare di questa opportunità normativa per riqualificare gli stessi bagni all'interno di bar e ristoranti che in sincerità non sono tenuti cosi bene». Già, senza contare tutti coloro che già ora, per evitare un sovraffollamento alla toilette, dicono che il bagno non è agibile o è in manutenzione.

 

Quanto al discorso fiscale la Confesercenti non ha dubbi: «Verrà battuto uno scontrino per chi deve solo andare in bagno, con l'Iva al 22 per cento dato che si tratta, appunto, di un servizio come qualsiasi altro prestato dal titolare di impresa». Ma era così necessario "tassare" la pipi?

 

«Calcoli che per un esercente l'uso del bagno a clienti e non clienti ha un costo annuo che va dai 4 ai 10 mila euro a seconda di dove si trova l'esercizio e delle migliaia di persone che ne usufruiscono - risponde Pica - noi abbiamo chiesto più volte incentivi al Governo come funziona in altri Paesi, ma ci è stato sempre risposto di no.

 

Questa norma regionale ci sembra equa nei nostri confronti e in quelli dei consumatori».

 

La Regione Lazio "tassa" la pipì e consente agli esercenti di far pagare l'uso dei bagni ai non clienti, purché pubblicizzino a chiare lettere il costo. La legge esonera però donne incinta, minori e portatori di handicap. Cosa farà il Comune? Potrebbe intervenire con un'ordinanza rendendo aperto a tutti, e soprattutto gratuito - come di fatto è stato fino ad oggi - l'uso delle toilette degli esercizi pubblici.

 

Se dovesse farlo le associazioni di categoria si dicono pronte a fare ricorso, percché il via vai al bagno, per i commercianti, ha un costo che va dai 4 ai 10 mila euro l'anno e che pur avendo più volte chiesto al Governo incentivi come avviene in altre parti del mondo, la risposta è stata sempre negativa. Il costo del servizio potrà essere scontrinato con l'Iva al 22 per cento.

 

Stralcio da TEMPO ROMA