Intervista a Banchieri: Ora la vera emergenza è il centro deserto in pausa pranzo

«La vera emergenza è la pausa pranzo che non c'è più. Come i caffè che sono spariti. Questo per noi è il vero problema, non la movida».

 

Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti e presidente Fiepet Nazionale, lancia un appello agli enti pubblici: «Fate tornare nei luoghi di lavoro le persone e gli studenti all'università. In centro la situazione sta diventando molto difficile».

 

Banchieri, i consumi sono cambiati?

«Non ci sono. Non ci sono più quelli legati all'attività lavorativa degli impiegati degli unici pubblici in centro o nelle zone con grande concentrazioni di sedi degli enti. È un problema. Tutto è ripreso. Soprattutto nel privato. Solo in Comune, in Regione e in altri enti dello Stato l'attività si prosegue da casa. Per stimolare i consumi bisogna far tornare le persone nei luoghi di lavoro».

 

Non crede che gli stili dei consumi siano diversi. Che la quantità non sia cambiata, ma si sia distribuita in modo diverso tra le zone. Ora le persone non privilegiano le attività vicine alla propria residenza?

«Può essere. Ma vicino a casa non vai a fare la pausa pranzo al bar o al ristorante. Così come non vai a prendere il caffè per fare una pausa». Però si fa la spesa e si acquista di più nella zona in cui si abita.

 

Qual è il problema?

«Che alla fine gli effetti nel centro di Torino si sentiranno. Non solo su bar e locali, ma sul commercio in generale. L'andare e il tornare dal luogo di lavoro crea un'occasione di acquisto. Cosi come la pausa pranzo, così come il caffè. Nella situazione attuale, senza movimento, non hanno senso alcune "innovazioni" che paiono scontate.

 

Perché fare ad esempio il continuato? Non ci sono gli impiegati che escono per pranzo. Non è solo una questione di somma dei consumi alla fine della giornata su Torino, che secondo me sarà comunque inferiore alloscorso anno, ma di acquisti e spesa nelle diverse zone. Anche perché in centro c'è un dimensionamento dello smart working e l'assenza di studenti stanno penalizzando in modo pesante bar e ristoranti negozi e di locali per rispondere ad un flusso di persone che è venuto a mancare».

 

Chi sta soffrendo di più?

«Bar e ristoranti. Non è solo la pausa e il cane. Le colazioni non si fanno più. Il lavoro è ai minimi e molti locali sono in ginocchio. Lo si vede anche a occhio nudo che non c'è passaggio in centro».

 

Cosa chiedere agli enti pubblici?

«Di fare dei piani di rientro a breve termine del personale. Siamoa fine giugno. Se non si decide nulla poi passa luglio e si arriva ad agosto che è un mese a mezzo servizio. Se il ritorno vero negli unici dei dipendenti sarà a settembre vuoi dire che avremo perso altri tré mesi diattività. Non possiamo permettercelo». Però ci sono le linee guida da rispettare e le indicazioni sul distanziamento da applicare negli uffici.

 

Come si fa?

«Che si inizi almeno con una parte. È naturale che il rientro debba essere in sicurezza e rispettando le indicazioni. Sarebbe importante non lasciare tutto personale in contemporanea in smart working. Così aumenterebbero le vendite di panini, cane, piattini e gelati». 

 

Stralcio da Repubblica Torino