Fiepet Roma - Intervista a Claudio Pica

Da mesi denunciamo anomalie e disservizi ma ci fanno pagare una Tari altissima

Raccolta nel caos anche in bar e ristoranti

II Porta a Porta è stato un clamoroso flop

 

Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti di Roma, non si stupisce molto dell'inchiesta de Le Iene. «La nostra Associazione ha ricevuto in questi mesi molte segnalazioni sul caos raccolta rifiuti presso le utenze non domestiche. Che ci potesse essere qualcosa di non buono sotto, era prevedibile».

 

Ci spieghi meglio, Presidente, cosa sta succedendo a Roma?

«Succede che le cooperative che dovrebbero garantire la raccolta dei rifiuti presso le utenze non commerciali prestano in modo inefficiente la loro opera, tanto che noi riceviamo quasi ogni giorno telefonate ed email dei nostri associati, siano essi ristoratori, commercianti o esercenti, che ci dicono che la raccolta non è stata fatta bene o è stata fatta in ritardo o non è stata proprio fatta. Questo significa un accumulo di rifiuti fuori dagli esercizi, umido non ritirato ogni giorno come invece dovrebbe, orari dei passaggi non rispettati, in qualche caso mentre il personale sta servendo ai tavoli e non può dare retta in quel momento all'operatore che pas sa e che va di fretta».

 

Gli operatori ecologici hanno un badge che strusciano negli appositi spazi accanto all'ingresso dei locali una volta ultimata la raccolta, come funziona esattamente? «Funziona che una volta arrivati davanti ad un esercizio pubblico, quando ad esempio è chiuso e quindi con le saracinesche abbassate, devono raccogliere quello che viene lasciato fuori e solo dopo aver effettuato questo servizio strusciare il badge per dimostrare di essere passati. Da quello che dite voi e che sostiene il programma di Mediaset strusciano questo badge ma senza aver provveduto alla raccolta ed il riscontro di questo ce lo abbiamo da quello che ci raccontano i nostri associati».

 

Ma perché dovrebbero passare questo badge senza aver raccolto la spazzatura?

«Forse perché in questo modo risparmiano tempo. Abbiamo appreso di questo badge lo scorso fine luglio nel corso di una riunione con il Presidente della commissione capitolina, Andrea Coia. In quella occasione ci è stato comunicato che gli operatori di queste cooperative prendono i soldi a seconda di quanti passaggi effettuano presso le utenze non domestiche».

 

E per l'umido invece come funziona?

«L'umido bisogna tenerselo dentro il locale in appositi spazi che peraltro non tutti hanno perché magari l'esercizio è piccolo e i cassonetti non entrano. Chi presta servizio di raccolta deve passare a ritirarlo almeno una volta al giorno e ci sono degli orari in base alle zone, ma non molto spesso questi orari vengono rispettati». Il porta a porta tra gli esercenti è partito ormai più di un anno fa, dunque il sistema per voi non funziona? «È piuttosto evidente che non funzioni. Basta vedere fuori dagli esercizi commerciali, la mattina, la quantità di rifiuti che spesso resta perché non è stata ritirata. Lo stesso umido che i romani non vedono ma che i titolari delle attività non possono lasciare fuori pena una multa, a volte resta all'interno di bar e ristoranti anche per giorni, con la conseguenza che si sprigionano cattivi odori e alla fine il titolare è costretto a disfarse ne da solo».

 

Quindi lo getta nell'indifferenziata?

«Sì, può accadere, e neanche purtroppo tanto di rado. Cosi come accade che se il cartone è umido, perché magari è rimasto fuori tutta la notte ed è piovuto e quindi si è bagnato, gli operatori non lo ritirano sostenendo che non può essere messo insieme all'altra carta. Ma può essere un problema scaricato sull'esercente, che altro non può fare a quel punto che disfarsene in un altro modo?».

 

Cosa proponete per risolvere il problema?

«La nostra Associazione ha proposto di creare dei centri di raccolta in centro e di dare lo stesso badge che hanno queste cooperative agli esercenti. In questo modo si potrebbe controllare cosa gettano in questi centri, il presupposto però è di creare dei punti di raccolta in centro che non ci sono più. La nostra proposta è stata sottoposta al parere della Sovrintendenza, che ha proprio da poco detto che non si può fare».

 

C'è un rischio igienico sanitario per i clienti che consumano abitualmente nei bar e nei ristoranti capitolini?

«Sì, c'è. Soprattutto in estate, quando fa molto caldo. Avevamo infatti proposto all'Amministrazione un tavolo permanente al quale sedessero anche i dirigenti delle Asl per sottoporre loro questo problema. Dopo quell'incontro avuto a fine luglio, però, non abbiamo più vi sto ne sentito nessuno. Peraltro avevamo sollevato anche un'altra questione».

 

Quale?

«A nostro avviso andrebbe effettuato un nuovo censimento delle attività presenti dove si effettua il "porta a porta" perché ne potrebbero essere state censite di più visto che mi risultano esserci utenze effettive non iscritte all'Ama e tante, invece, che magari in questi mesi hanno chiuso. Sapere il numero esatto dei locali aiuterebbe molto la gestione di un sistema che attualmente fa acqua da tutte le parti»

 

Stralcio da  ilTEMPO